Bologna chiama Bruxelles

L’associazione culturale italo-belga Bologna-Bruxelles organizza per sabato 25 maggio una visita guidata alla Bologna Belga. Esiste una Bologna belga?…  evidentemente sì.
Lo sapevate che è stato il fiammingo Jean (de) Boulogne ad aver scolpito la statua del Nettuno? E che Folon ha fatto delle fotografie del laboratorio di Morandi? Siete mai entrati nell’antica istituzione chiamata “Collegio dei Fiamminghi”? Conoscete il pittore Calvaert? E cosa sapete delle origini di Carlo V e del commissario Maigret?

L’appuntamento è fissato per le 15.30 presso la sede. La visita durerà 90 minuti circa e si concluderà al Collegio dei Fiamminghi, dove sarà offerto un piccolo rinfresco finale con un po’ di musica.
Per tutte le info c’è la pagina facebook 

Tre scatti della mia Bruxelles

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Non sai dove dormire a Bruxelles e sei un amante del vintage? Hotel Galia è il posto gusto per te.

Storie di Firenze

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Preventivi d’artista - Tra le nicchie esterne della chiesa di Orsanmichele c’è una statua di San Filippo, opera dello scultore Nanni di Banco. La Corporazione dei Calzolai l’aveva commissionata a Donatello, ma giudicando esoso il preventivo, optò per la “seconda scelta” Nanni di Banco.  Quando fu il momento del conto…Nanni chiese una cifra ancora più alta del collega. Indispettiti e convinti di essere furbi, i calzolai vollero far valutare l’opera a un altro artista; scelsero Donatello, certi che questi avrebbe trovato assurdo un prezzo superiore a quello chiesto da lui stesso. Egli invece lì spiazzo, confermando la cifra chiesta da Nanni di Banco: “Il poveretto non è bravo come me e per fare questo lavoro ci ha messo più tempo di quanto che ce ne avrei messo io. E’ giusto quindi che lo paghiate più”. O almeno, così la racconta Giorgio Vasari, nelle sue “Vite”.

Sotto lo sguardo del porcellino* - L’espressione “finire sul lastrico” o “con il culo per terra” nasce sotto la Loggia del Porcellino. Al centro della piazza, dove oggi ci sono bancarelle di pellame e souvenir, si trova un tondo di marmo. Su questa pietra nel Medioevo venivano incatenati i debitori insolventi. Venivano calate loro le braghe e il loro sedere nudo veniva battuto tre volte sul cerchio di marmo. Una punizione non molto dolorosa ma decisamente umiliante. (*porcellino = eufemismo. E’ un cinghiale! )

Ieri falò, oggi Coco – Piazza della Signoria fu palcoscenico del famoso “falò delle vanità”. Gerolamo Savonarola con i suoi seguaci diedero alle fiamme migliaia di oggetti in seguito alla cacciata dei Medici. Specchi, cosmetici, gioielli, beni di lusso, ma anche strumenti musicali, dipinti, libri ritenuti immorali e peccaminosi… Accadeva il 7 febbraio 1497. Oggi, proprio a pochi passi da dove avvenne il rogo, c’è la boutique di Chanel.

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FIRENZe1Queste e altre storie si possono ascoltare dalla voce di Maurizio, guida turistica ufficiale di Firenze che nel 2010 ha fondato Florencepass, piccola agenzia “a conduzione familiare”, specializzata in visite guidate e tour a piedi alla scoperta delle bellezze di Firenze. Io ho seguito il Grand Tour  a piedi, un percorso che parte da piazza del Duomo e arriva fino alla chiesa di Santo Spirito, passando da una “sponda” all’altra dell’Arno (molto interessante ma ci vogliono scarpe comode e se possibile “piedi buoni”… :-) ) Tra le novità del 2013 c’è la visita al Corridoio Vasariano che collega il Palazzo Vecchio, in Piazza della Signoria, con il più nuovo Palazzo Pitti. Progettato da Giorgio Vasari (quello delle Vite di cui sopra….) il sensazionale Corridoio Vasariano serviva da passaggio aereo principesco (ma anche da adeguata via di fuga) per la famiglia dei Medici.

PER SAPERNE DI PIU’:

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“Dicono di noi”

Storie di Viaggio è stato citato nel post I migliori blog di viaggio per questa primavera di Wowanderlust. Questo mi rende naturalmente molto orgogliosa del lavoro che sto cercando di fare con queste piccole paginette online. Si dice che “La felicità non è tale se non è condivisa” e preparare lo zaino e andare a caccia di nuove emozioni è per me sempre la felicità più grande: questa è la ragione per la quale sono una travel blogger.

Tuttavia, com blog “primaverile” sento ancora più la responsabilità di trovare nuovi spunti da condividere per godere delle giornate calde in arrivo (perchè arriveranno le giornate calde, verooo??). Intanto domani andrò Firenze e tornerò con una bella lista di suggerimenti. Altrimenti c’è il mio nuovo post su Nonosoloturisti….ok, il New Mexico non è la prima meta che viene in mente per un gita domenicale, ma per la caccia alle emozioni, il White Sands è un posto tra i più perfetti al mondo.

Quattro passi per Firenze (in attesa di)

firenzeDiquaddarno oppure Oltrarno o diladdarno, insomma Firenze (al di qua e al di là dell’Arno)…

Questi e altri posti andrò a vedere sabato, quando sperimenterò passo per passo il Grand tour a piedi di Florence PassFlorence Pass è un tour operator specializzato nella programmazione di visite guidate e tour a piedi alla scoperta delle bellezze artistiche e storiche di Firenze.  Sono pessimista sul tempo… ma ottimista sul tour, durante il quale scoprirò molte cose su Firenze (città d’arte e storia sulla quale tutti sappiamo tutto … o forse no?) e spero di fare un album fotografico della bellissima città toscana che non vedo da molto tempo!

Come suol dire: “Stay tuned” (devo ricordarmi di chiedere come si dice “stay tuned” in fiorentino…)

Dalla A di arte alla Z di Zumba: alla scoperta di Miami con Agnese

Agnese è una mia amica. Come tale, è una ragazza adorabile, ça va sans dire. Oltre che adorabile è una di quelle persone fortunate che, come si dice degli attori “vive tra …(un posto) e …(un altro)”.

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Nello specifico Agnese si divide tra Bologna e Miami. La mia esperienza in Florida mi ha visto fermarmi a Tampa; l’unica immagine di Miami ce l’ho dai telefilm pieni di sparatorie e dai racconti di chi ci è stato da turista. Sulla pagina Facebook di Agnese si trovano foto di palme, spiagge, alligatori, spettacolari tramonti sui grattacieli e queste immagini mi hanno fatto venire l’idea di proporle una mini-intervista: il punto di vista su Miami da parte di chi ci passa diversi mesi all’anno, ci lavora, la conosce.

Dritti al punto: cosa consiglieresti di vedere a chi viene a Miami? cosa c’è di imperdibile?

Non mi perderei Wynwood, un quartiere pieno di murales meravigliosi, nella downtown. E’ poco più di una strada ma qui ci sono le gallerie che lavorano con gli artisti emergenti di Miami e il secondo sabato del mese aprono al pubblico. La strada si riempie di musicisti e per mangiare ci sono i “trucks”, camion un po’ come i nostri furgoni del piadinaro…che propongono però cibo di ogni tipo, dai sandwich con formaggi raffinati, alla cucina orientale, dagli hamburger al giapponesi. Io vado sempre da quello dei formaggi! L prima volta che si vede Wynwood sembra un luogo un po’ degradato, ma dopo un po’ che stai lì, lo ami.  Intanto stanno aprendo dei locali sempre più di tendenza. Ma per la maggior parte della persone, Miami è Miami beach. Poi c’è South Beach che è… una bella Milano Marittima. Una strada turistica, Ocean Drive, locali, bellissime case in stile Decò, molte sono diventate alberghi, tutto è tenuto bene. Tutti vanno lì; non sanno nemmeno che esiste la downtown. Invece la cosa più bella è passare tra le due parti, lungo i ponti che uniscono downtown a Miami beach; ad esempio il ponte MacArthur, dal quale si vedono le navi da crociera. Se guidi la sera sul ponte e se sei fortunato, puoi incrociare una nave mentre esce dal porto; la vedi navigare vicinissimo a te, è enorme, tutta illuminata e “suona”. E’ un’atmosfera magica.

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L’idea di Miami come di una città pericolosa, tutta sparatorie, omicidi e narcotraffico è reale? o ce l’abbiamo solo perché abbiamo visto troppe puntate di Miami Vice e CSI?

Come in tutte le metropoli americane anche a Miami ci sono questi quartieri, dove non ci si va quando viene buio.  A volte questi quartieri sono vicini a zone frequentate e molto tranquille; ad esempio il panorama cambia molto da un lato all’altro della Biscayne boulevard. Little Haiti ad esempio è una delle zone nelle quali io la sera non passo. A volte la polizia chiude intere strade o isolati, e fa controlli a tappeto per ore…chi c’è, c’è! In questo senso ricorda le atmosfere dei film. Capita di vedere inseguimenti in spiaggia, file di macchine della polizia coi lampeggianti accesi, una volta ho visto una poliziotta che ha fatto fermare un tipo affiancandolo in macchina, è scesa e gli ha puntato la pistola. Poi ha controllato la patente e l’ha lasciato andare, forse aveva solo superato il limite di velocità.

 E come sono gli americani di Miami?

Molti ispanici, sudamericani, cubani, colombiani, peruviani. A volte mi sono rivolta in inglese e mi sono sentita rispondere che parlano solo spagnolo. E l’inglese non ci tengono ad impararlo. Gli americani sono molto sorridenti, ti salutano, ti chiedono come stai anche se non ti conoscono. Sempre How you doin’? Al supermercato non esiste che la cassiera non ti chieda “Come va oggi?” Questo ti cambia le giornate, è una cosa bellissima. Quando torno a Bologna sorrido continuamente a tutti e la gente mi guarda come se fossi un pazza. Ci metto sempre un po’ a ricordarmi  che qui non si fa.

L’inevitabile domanda: dove andare a mangiare? Da Zuma, ristorante costosissimo la sera, ma se ci vai durante il brunch domenicale è tuttto a buffet: cucina fusion tendenzialmente orientale, ma si possono anche ordinare alcuni piatti. Lo champagne scorre a fiumi. Poi se ci si intrufola nell’ascensore, e si arriva al sedicesimo piano, qui ci sono le piscina del residence Epic, in mezzo ai grattacieli: un posto bellissimo. Io ci sono stata tre volte, nessuno mi ha mai cuccato!

Una chicca per concludere: suggerisci un’esperienza unica, speciale, fuori da ogni circuito turistico, tipica del Miami Lifestyle:

Provare la Zumba al Daf Studio. Perfetto anche per chi non l’ha mai provata. Non bisogna nemmeno prenotare, si entra e si pagano 12 dollari l’ora a Geovany, che sta all’entrata col suo tavolino e parla solo spagnolo. Niente palestra superattrezzata, non c’è nemmeno la doccia ma gli istruttori sono veri ballerini cubani, di una bravura eccezionale. Ogni volta è come andare a vedere uno spettacolo.

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#viaggiatori-felici-e-infelici

La mia foto nel  deserto del Thar è arrivata terza al contest fotografico #viaggiatorefelice. Ignominiosa medaglia di bronzo :-) (Qui  tutte le foto finaliste del concorso). Per controbilanciare, mi è venuta l’idea di postare una foto da #viaggiatriceinfelice; un momento fastidioso del medesimo viaggio.

Maggio 2008 a New Delhi. Arrivo a Jama Masjid, la più grande moschea della capitale indiana. Giornata grigia e afosissima. Faticoso tragitto in rikshow. Dopo una notte in preda al mal di schiena più feroce: arrivo in moschea con il mio bravo abbigliamento consono e il foulard per coprire i capelli…. ma non basta. Gli intransigenti custodi mi obbligano a indossare un terribile “abito-accapatoio” indossato da chiunque e probabilmente mai lavato nella sua storia. Oltretutto il tessuto PUNGEVA da matti. Un momento decisamente infelice. L’espressione della mia faccia si intravvede appena, ma il fastidio c’è tutto….

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(E’ uno scherzo. Viaggiare è sempre bello, anche quando non è bello)

Foto-viaggiando del lunedì: non si può resistere a un gatto

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Chiunque li ami lo sa. Ma lo sa anche chi non li sopporta e li considera egoisti e opportunisti: i gatti sono sempre delle star.

E come tutte le “prime donne” il loro posto è al centro dell’attenzione.
A Istanbul i piccoli felini sono amatissimi: ce ne sono in ogni quartiere ed entrano quasi ovunque. E con molta naturalezza giocano a fare le dive davanti agli obiettivi dei turisti; insieme ai bicchierini da çay o una scatola di lokum, la foto di un gatto ad Hagia Sophia  è uno dei più comuni souvenir della Turchia.
Per una volta i fotografi sono stati anche i fotografati.
Io ho portato a casa il souvenir dei souvenir.

* Questo post nasce da un’idea di Patato Friendly – diario di viaggio e non di una mamma viaggiatrice e del suo piccolo Patato

Songkran Festival: il Capodanno Buddhista non è Zen…

Il sud-est asiatico è alle prese con il Songkran Festival, ovvero il Capodanno Buddhista, proprio in questi giorno (dal 13 al 15 aprile). Io ho avuto modo di festeggiarlo nel 2011 durante un viaggio tra Thailandia e Laos. Mentre da noi si discute sempre sull’opportunità di botti e spari, qua si festeggia all’insegna dell’elemento acqua. (Un link con la spiegazione approfondita sui significati e la storia della festa). Tradizionalmente le case vengono pulite e lavate, le statue di Buddha lustrate a fondo; questo “lava via” le cattive azioni dell’anno passato e permette di entrare nel nuovo con la coscienza “pulita”.

In realtà, Capodanno è Capodanno in tutto il mondo, il passaggio deve essere suggellato da festeggiamenti, più o meno selvaggi, carovane di giovani per le strade, musica alta e alto tasso alcolico. Tradotto in soldoni, un’intera settimana della più feroce battaglia di gavettoni che si possa immaginare: acqua, ma anche farina, gesso, vernice. Il gioco è così: i ragazzi si mettono in strada, hanno enormi bidoni pieni di acqua e inondano chiunque passi. Se passa qualcuno in scooter, la cosa è ancora più divertente. Se poi si tratta di un turista… il divertimento è alle stelle.

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eccoli i manogoldi….

Il mio compagno di viaggio ed io non siamo mai usciti dall’hotel senza che qualcuno ci annaffiasse. Abbiamo dovuto indossare il costume al posto della biancheria, i vestiti più sintetici che avevamo e la sera in albergo stendere tutto ad asciugare, compresi i soldi.

345Il giorno finale del Capodanno ci trovavamo a Luang Prabang, in Laos. Non potendo evitarlo ci siamo uniti alla battaglia: abbiamo comprato un fucile ad acqua e siamo scesi in strada a guardare la parata coi carri, la sfilata nei costumi tipici (veramente bellissimi! ) e abbiamo festeggiato come veri laotiani, sparando acqua su qualunque cosa o persona si muovesse nel raggio di 5 metri da noi.

Quel pomeriggio è stato divertente, ma confesso che dopo tre giorni avevamo perso tutto il senso dell’umorismo. Alla fine abbiamo festaggiato…la fine dei festeggiamenti.

nemmeno i monaci sono stati risparmiati….

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figuriamoci se hanno risparmiato me… :-)

“Io viaggio da sola”, guida sentimentale per viaggiatrici emancipate

Maria Perosino, storica dell’arte, viaggiatrice in solitaria, ed io,  non condividiamo lo stesso lessico; lei chiama avventure nel mondo quelle che io chiamo viaggi, e chiama viaggi quelle che io chiamo gite fuoriporta. Non abbiamo le stesse abitudini alimentari: lei è una gourmet (o una gourmand?) che ovunque si trovi va a caccia delle migliori chicche della ristorazione locale;  io non so nemmeno la differenza tra gourmet o gourmand, e in viaggio mi nutro di street food, preferibilmente consumato in piedi. Non abbiamo nemmeno lo stesso budget; lei archivia come fricchettone da viaggio chi sceglie un volo low cost, mentre io sto valutando l’opzione di raggiungere Berlino in autobus; lei soggiorna in hotel a tre stelle a Roma o Venezia; io…che te lo dico a fare?

 

Quindi in teoria il suo libro Io viaggio da sola non avrebbe dovuto offrirmi particolari spunti. Invece è stata una lettura stimolante e divertente.

Ogni donna che si appresta a viaggio da sola  (e ogni donna dovrebbe farlo, almeno una volta nella vita) troverebbe utile questo che definirei un … manuale-sentimentale. Vi si trovano consigli su come scegliere il ristorante, evitare di farsi dare il tavolo peggiore, farsi aiutare con le valigie, scegliere i treni; ma soprattutto è una collezione di storie per imparare a farsi compagnia da sole, fare amicizia con il mondo, fare shopping alla bottega dell’autostima.

Un reportage di viaggi fisici ma anche viaggi emotivi, durante i quali conoscere nuovi luoghi e nuovi angoli di se stesse. E sul ritmo che un viaggio dovrebbe avere, arriva anche l’affinità tra me e l’autrice:  bisogna essere lente, se serve anche pigre, curiose, attente ai particolari, non seguire la massa, non avere dogmi, essere se stesse anche a millemila chilometri da casa. “perché se si lascia alle cose il tempo di entrare a far parte della nostra vita, cioè se ci lasciamo assorbire, quello che ci si porta a casa alla fine non sono souvenir ma pezzi di viaggio. (…) Dunque prendetevi tutto il tempo che vi serve, certe che ad essere pigre non siete voi, ma pigro è quel signore che incrociate. Che va di fretta e ha un navigatore in mano, che ha visto tutte e sette le chiese, ma quello che ha visto se lo ricorderà solo la sua macchina fotografica perché lui, di vero e davvero, non ha visto nulla”.

In omaggio a questo libro ho deciso che nel mio prossimo viaggio farò una nuova esperienza, un piccolo passo per l’umanità femminile che viaggia da sola ma un passo enorme per me: andrò a mangiare al ristorante. Lo sceglierò con cura, mi siederò al tavolo, senza telefono, giornali, libri, “protezioni” varie, e mi gusterò un vero pasto, finché non sarò sazia ed emancipata. E magari pure l’aperitivo, perché “una donna che prende un aperitivo da sola, e lo fa con disinvoltura, è ancora una cosa che brilla”.

Maria Perosino  – Io viaggio da sola  -  Einaudi

Foto-viaggiando del lunedì: a piedi nudi sulla sabbia

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Questa settimana il foto-viaggiando è obbligato e .. anche un po’ autoreferenziale. Una mia immagine scattata nel maggio 2008 nel deserto del Rajasthan, vicino a Jaisalmer. Questa foto partecipa al contest #viaggiatorefelice, del blog Viaggiare da Soli. La motivazione? E’ stato un momento felice perchè nel silenzio del deserto, ho ritrovato per un attimo il “mio centro”, una parentesi nel frastuono (sonoro, cromatico e olfattivo!) dell’India.  Lì ho scoperto che non serve capire tutto di un luogo per amarlo e ricordarlo per sempre.

Per votarla è necessario cliccare “Mi piace” sul questa pagina facebook. Perchè non farlo, se si può? ;-)

* Questo post nasce da un’idea di Patato Friendly – diario di viaggio e non di una mamma viaggiatrice e del suo piccolo Patato